Torre dell’Orco, Corato (Ba)

Scritto da il 15 Mag 2012

In contrada Tingotingo a 6 km da Corato in direzione Gravina è facile incontrare lembi di boschi di querce a roverella e pinete. I boschi, così come per il territorio di Ruvo, costituiscono una piccola parte del territorio rurale, meno di 300 ettari in tutto[1].

Tra i manufatti incontrati lungo questo tratto del percorso spicca la Torre dell’Orco , costruzione databile tra il secolo XI e il secolo XII.

Questa tipologia di edifici fortificati, molto diffusa nell’area compresa tra l’altopiano delle Murge e la costa adriatica, coniugava le esigenze di controllo e presidio di una parte di territorio alle fondamentali esigenze insediative e produttive.

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L’edificio è costituito da un’aggregazione funzionale di due unità fisicamente indipendenti: un edificio fortificato a pianta quadrangolare su tre livelli e un lamione utilizzato come stalla e deposito, adiacenti l’uno a l’altro in modo che uno dei lati corti del lamione coincida con uno dei lati della torre.

La torre è costruita in blocchi regolari e ben sbozzati di pietra di diverse dimensioni. Testate d’angolo e stipiti sono realizzati come bugne[2] più grandi.

L’ambiente a piano terra è rialzato rispetto al piano stradale esterno. Nei pressi dell’angolo opposto all’ingresso si trova il grande camino con stipiti in pietra e architrave sorretto da mensole.

La comunicazione tra i vari livelli è assicurata da una scala a due rampe addossata a uno dei muri laterali. La porta d’entrata, disassata rispetto alla facciata è protetta da una caditoia[3] di cui restano oggi solo le mensole (foto n.10). Sul lato opposto, un’altra caditoia difende l’accesso alla cisterna sotterranea ricavata all’interno di una nicchia nello spessore della muratura. In sommità l’ultimo livello della torre, costruito in blocchi di carparo, coperto da un tetto ligneo a unico spiovente, è dotato di uno stretto terrazzino e di una colombaia[4] per l’allevamento dei piccioni.

Il lamione adiacente alla torre appartiene a una tipologia di edifici rurali molto diffusa, a pianta rettangolare, con copertura interna a botte[5] e il tetto a doppio spiovente rivestito da liste di chiancarelle. In questo tipo di edifici l’ampio spazio interno è spesso suddiviso in una serie di vani destinati a ospitare diverse funzioni. Questa notevole flessibilità di utilizzo costituisce uno dei motivi principali della diffusione di questo tipo edilizio, sia in ambito rurale sia in ambito urbano. Tipi edilizi con simili caratteristiche costruttive, ma di modesta lunghezza vengono anche chiamati casoni.

Presso il lamione di Torre dell’Orco, l’andamento curvilineo in sommità dei superstiti muri maestri testimonia l’originaria volta a botte che su questi insisteva e di cui non v’è più traccia, tranne quella ancora visibile sul paramento murario della torre cui l’edificio è addossato (foto n.11), che rivela la forma a doppio spiovente del tetto.

I muri perimetrali sono realizzati con pietra a secco. L’accesso originario, successivamente tompagnato[6], è costituito da un arco in liste di pietra calcarea disposte a raggiera.

I due attuali accessi (ricavati probabilmente in seguito ad un successivo adattamento dell’edificio) presentano stipiti realizzati in blocchi di tufo o pietra, mentre gli architravi sono in legno o laterizi forati disposti ad arco.

All’interno dell’edificio si rileva l’assenza di camini o focolari, sempre presenti quando alla funzione produttiva si univa quella abitativa (si pensi anche ai lamioni costruiti all’interno degli jazzi o delle masserie). Sono invece ancora visibili le mangiatoie e gli anelli in pietra a cui venivano legati gli animali.

Una costruzione molto simile a questa per funzione e caratteristiche costruttive è Torre Palomba, localizzata sempre nel territorio di Corato.



[1] Istat – 5° Censimento dell’agricoltura 2000.

[2] Pietra o concio sporgente o risaltante sull’insieme della muraglia, di solito facente parte di un insieme, detto “bugnato”, in cui sono evidenti le connessioni tra i singoli elementi (L’Universale- La grande Enciclopedia Tematica, Architettura, Garzanti Libri Milano, 2003-2004).

[3] In architettura militare apertura praticata nell’impiantito di uno sporto, un ballatoio, nel muro di un parapetto, che permetteva di rovesciare sassi e liquidi bollenti sugli assalitori; è posta in direzione di porte e finestre per evitare la scalata. Si dice anche difesa “piombante”. (Teresa de Francesco, Le Masserie di Bari, Valdemaro Vecchi Editore).

[4]Torretta generalmente sovrapposta ad una costruzione rustica, destinata ad ospitare un modesto allevamento di colombi; si nota spesso come uno degli elementi tipici del paesaggio. ( G. Devoto, G.C. Oli, Dizionario della Lingua Italiana).

[5] La volta a botte, prolungamento ideale di qualsiasi arco, è costituita da struttura semicilindrica che scarica il suo peso in modo uniforme lungo i muri perimetrali. Può essere a tutto sesto o a sesto acuto. (Teresa de Francesco, Le Masserie di Bari, Valdemaro Vecchi Editore).

[6] Da tompagno: chiusura di un vano (porta, finestra, arco) eseguito con mattoni o conci di pietra.