Pitture protettive

Scritto da il 9 Mag 2012

In un passato non molto lontano , specie nelle aree mediterrane a sud dell’Europa, era consuetudine utilizzare la calce idrata impastata ad acqua o il grassello di calce per imbiancare, ovvero “scialbare” le pareti esterne (e non solo) delle abitazioni (scialbatura: dal latino “exalbare” che significa “imbiancare” o “intonacare”). Questo veniva fatto per svariate ragioni. Innanzitutto per l’economicità e l’immediata reperibilità di questo materiale ottenuto a partire dalla cottura delle pietre calcaree in apposite fornaci. Altre qualità erano naturalmente il potere disinfettante e la discreta impermeabilità e resistenza agli agenti atmosferici.

A differenza della calce idrata, il grassello (comunque preferibile per la resa) ha tempi di preparazione più lunghi perchè deve essere ben “spento” in acqua per ridurre il la la presenza di materiali “non idrati” come calcinelli o calcinaroli. In questo modo anche il tasso di alcalinità del composto viene sensibilmente ridotto prima dell’uso.

Non tutti sanno che per potenziare la resistenza agli agenti atmosferici e l’adesione della calce idrata al muro (quindi la durata del trattamento), si era soliti mescolare addirittura dell’olio esausto alla calce o al grassello di calce. A tal proposito recentemente un amico pittore mi confidava che gli era capitato di utilizzare addirittura olio sintetico esausto con idroppittura al quarzo per esterni ottenenedo anche in quel caso ottimi risultati di durata dell’intervento (almeno sino ad oggi).

I fissativi tradizionali più comunemente utilizzati a livello artigianale sono di origine organica: caseina di latte, colle animali o vegetali. Il tuorlo o il bianco d’uovo  venivano, invece utilizzati in passato.  Più comune e ancora attuale è l’utilizzo dell’olio di lino (2 grammi per ogni 10 litri circa).

Più diffuso commercialmente è l’uso di resine d’origine inorganica, quasi sempre acriliche, insieme a prodotti idrofobizzanti sintetici; quest’ultimi utili a ridurre l’assorbimento dell’acqua da parte del prodotto.

Tuttavia, specie in ambienti salini e/o fortemente esposti agli agenti atmosferici, in presenza di paramenti murari costruiti con materiali idrofili come il tufo, si dovrebbe trattate con pitture totalmente traspiranti (anche a scapito a volet dell’impermeabilità assoluta), perchè prioritaria è in questi casi invece la necessità che il paramento murario perda l’acqua assorbita in eccesso (a causa di intemperie o per risalita capillare dalle fondamenta o per vapore  provenienete dagli ambienti interni)  attarverso l’evaporazione.

Si consiglia quindi di lasciare il paramento a vista quando possibile e di proteggerlo con prodotti a base di calce naturale senza l’uso di additivi sintetici. Vi costerà una maggior frequenza di manutenzione, ma i paramenti rimarranno sani e soprattutto il confort degli ambienti interni ne trarrà giovamento.

Se volete saperne qualcosa in più su come veniva prodotta la calce in passato date un’occhiata a questo interessante sito.